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lunedì 28 gennaio 2019

INDEPENDENT POETRY

Domanda di partecipazione
Regolamento


Per prima cosa, rinnovo l'invito ad inviare le vostre poesie al concorso a me intitolato.
Ma in questo post mi preme parlare di un'associazione faentina molto attiva nella promozione della poesia sul territorio faentino e non solo.
INDEPENDENT POETRY, guidata dalla poetessa Monica Guerra ma che tra gli associati conta anche un nutrito gruppo di giovani, sta facendo un ottimo lavoro.
Sappiamo bene quanto la poesia sia considerata un 'prodotto' di nicchia e spesso snobbata soprattutto dal pubblico più giovane ma la ricetta trovata dall'associazione è davvero vincente e sta ottenendo ottimi risultati.
Monica & C. ormai da anni ospitano poeti locali e di fama nazionale del calibro di Sandro Pecchiari, Nevio Spadoni, Maria Grazia Calandrone e molti altri, in diversi locali pubblici della città Manfreda e organizzano incontri con gli alunni delle scuole. Penso, e ne sono convinta, che se si desidera avvicinare le nuove generazioni alla poesia bisogna fargliela amare, occorre un approccio che parta da chi ne è davvero appassionato e vi assicuro che queste persone lo sono profondamente
Un altro grosso evento firmato Independent poetry, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Tredozio (FC), è il TRES DOTES. Si tratta di un festival della poesia che si tiene proprio nel piccolo borgo adagiato sulle colline del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi...
Naturalmente qui di seguito inserirò il link per visitare il sito dell'Associazione in modo che abbiate la possibilità di seguire le numerose iniziative che mettono in campo nel corso dell'anno.

INDEPENDENT POETRY



Con questo vi saluto e non domenticate il concorso MARIA VIRGINIA FABRONI!!!

Con affetto
Maria Virginia



giovedì 24 gennaio 2019

TRE FIORI COLTI SULLA ROCCA DI SOLFERINO

Non son ricordo di soavi amori,
Ne fatuo don di profumate mani:
Questi graziosi, verecondi Fiori
Nacquer sull'ossa de' prodi italiani.

Sono ricordo d'una sacra terra
Che bevve il sangue, e il cener ha serbato,
Di quei che spense una tremenda guerra
Come la falce che pareggia il prato.

Poveri Fiori! Immota io li guardai
Con un dolor che mi facea diletto.
E sopra un bacio ardente vi posai
Come sul pegno d'un eterno affetto.

E mi parea sulla foglia appassita
Legger distinto il nome d'un caduto;
E il dolor di una speme non compita,
E un pensiero alla madre ed un saluto...

E un disperato addio, pieno d'amore,
Alla patria che un gioco iniquo affrena:
E il gran desio ch'ogn'italo che muore
Rompa un anello della sua catena.

Poveri Fiori! In cifre misteriose
Sopra le vostre foglie io veggo scritto
I dolori, le prove ardimentose,
Ogni vicenda di quel gran conflitto.

Vi serberò, dolce e triste memoria,
tra le care memorie della vita,
E sempre un nome, una pietosa istoria
Io leggerò sulla foglia appassita.

Ogni dolore mi parrà leggiero
Appo al duol che narrate all'alma mia:
Per consolarmi volgerò il pensiero
A voi, Fiori diletti, e a chi v'invia.

Il fiore azzurro è simbolo d'amore:
Il bianco è fede non serbata invano:
Un brivido mi desta il rosso fiore
Che sembra tinto dal sangue italiano.



1877

martedì 22 gennaio 2019

IL PAPAVERO

Alto, rosso, impettito in mezzo al grano,
         Di porpora ammantato come un re,
         Io ti scorgo buon tratto di lontano
         Perché li sguardi sai chiamare a te.
Per lusso di colori e per orgoglio
         Sembri il signore della spiga umil;
         Ma il villano ti svelle insieme al loglio,
         E ti porta alla stalla od al fienil.
Eppur ti gonfi, cerchi d'apparire,
         S'uno ti guarda non brami di più;
         Il tuo saper consiste in far dormire...
         Tienila cara: è una bella virtù!
Io ti vedrei, se tu fossi animato,
         Muoverti, affaticarti, bisbigliar,
         E i fiori del giardino e quei del prato
         Ricoprir di tue foglie e soffocar.
Oh! l'abito fa il monaco; sovente,
         Tanto può la vernice ed il color,
          Il mondo si scappella riverente
          Ad un bel cencio che copre un tristo cor.
Se il papavero-fior perde la foglia
          Che gaio e baldanzoso oggi lo fa,
          E se l'uomo-papavero si spoglia,
          Di tanto bello, cosa resterà?
Un fil d'erba che il primo villanzone
          Strappa dal suolo e non ricerca più;
          Un grullo foderato di briccone
          Che al servitore si fa dar del tu.
E quanti, che dal ciel non han sortito
          Pregio veruno, ed hanno il volgo al piè,
          Possono dire, mettendosi il vestito:
          "Se qualcosa son io, lo debbo a te".


Senza data

domenica 20 gennaio 2019

PER LA MORTE DI ROSSINI

E chi è Colei ch'avvolta in negro velo
Sovra d'un muto avello abbandonata
Tragge crudi sospir dal petto anelo?

E' Italia!... Oh Italia sconsolata.
Piangi, sì piangi, in fin che'l Sol declini
Su quella cara spoglia venerata.

E quando sorga da gli gioghi alpini
L'argentea Luna, di fior sparso sia
Il sasso che racchiude il tuo Rossini.

Oh la udite!.. Ella geme: Ella vorria
Delle celesti melodie al cultore
Inneggiar con lugubre melodia.

E dice: O mio Rossini, o eccelso Fiore
Che m'abbellivi e a cui prona dinante
Io mi stava compresa di stupore,

Per Te, gran Genio, divenia gigante
L'arte di Dio, che in Te sì degno abietto
Un raggio tramandò del suo sembiante.

Perché tolto mi sei?... Figlio diletto,
Perché non posso lo tuo frale almeno,
Nuova Artemisia, tumulare in petto?

Ah! perché mai fuggisti dal mio seno
Ed a Lutezia e non a me fu dato
De' tuoi rai veder l'ultimo baleno?

Qua a ritrovarti i'venni, e sul gelato
Tuo marmo mi prostrai, e del mio pianto
E di fior e di lauri l'ho adornato.

Ed ora i' t'offro di mia cetra il canto:
Della mia cetra che fu sempre mesta,
Né della tua temprata al dolce incanto.

Per me l'onda del duolo non s'arresta.
I' lotto sempre tra nera procella
Come Guglielmo tuo ne la tempesta.

Guglielmo Tell!... O rimembranza bella,
Che tronca il corso  de' tristi lamenti,
Come rompe le tenebre una stella.

Lascia, oh! lascia, Rossini ch'i' rammenti
Le sublimi Opre tue; ch'almeno sia
Debil eco e lugubre a' tuoi concenti.

Chi udisse il tuo Mosè ben dire potria
Che dalle menti angeliche è creato
Delle note celesti all'armonia.

Di nuovo lustro fu il tuo genio ornato,
Quando il suon divin de la tua lira
Pinse di Semiramide il reato -

Rossini! questa Italia che ti mira
Qui spento e che ti piange, da te vuole
Un supremo favore e lo sospira.

O Tu che appiè del sempiterno sole
Tempri l'inno immortale, e vedi il mio
Cor lacerato, che soffre e che si duole,

Ricordati di me: chiedi che Iddio,
Ch'è di pietade fontana vivace,
Volgami il guardo onnipossente e pio:
Mi doni alfin la sospirata pace!

16 Novembre 1868.

giovedì 17 gennaio 2019

SCRIVE E NON AMA [1]

     Ella scrive e non ama:
Sarebbe una pazzia:
Un amante si chiama
Un povero alienato in frenesia.
     Non c'è nulla di vero
In questo sonno che si chiama vita
I sogni del pensiero
Sono sconforto e vanità infinita.
     Ella scrive ed oblia
Molto: oblia quasi tutto in seno all'arte;
Il fior che manca sulla scabra via
Lo fa spuntar sopra l'aride carte.
     Forse amerà. - Quel core
Non sia superbo, né volgar, ne vile;
Sia nobile: l'amore
Tanto è più dolce quanto è più gentile.
     Ella brama la pace:
Sprezza gl'inerti ed i meschini spirti:
ammira un alma audace
Che coglie lauri, non viole e mirti.
     Sarà contenta appieno
Se faran plauso i buoni al mesto canto:
Non del tripudio in seno
Ei nacque pria, ma si spirava al pianto.
     Ella non ama - i giorni
Corron discolorati in seno al nulla
Se passan disadorni
Del casto amor che allieta ogni fanciulla;
     Ma non per lei, che vede
Di mille affanni quella via fornita,
A cui mostra Fede
Pace in grembo ai celesti oltre la vita.
     Forse amerà - Chi mai
Può dir che un fior non tornerà in aprile?
Che dell'amor i rai
Non rivedrà fra poco un cor gentile?
     L'avvenire è del Cielo:
Di là si parta, se verrà l'amore:
Sia benefico raggio, e non fia gelo
Che l'alma attristi e inaridisca il core.



16 settembre 1876

[1] Il fidanzato di Teresina Vespignani, cugina dell'autrice, scrivendo alla sua sposa nel settembre del 1876, le chiedeva notizie della cugina in questi termini:" e la poetessa Fabroni che fa? Scrive? Ama?". La Fabroni, presente all'apertura della lettera, rispose con questa poesia EX TEMPORE.


mercoledì 16 gennaio 2019

BLOG CHE PARLANO DI ME

A me piace scorrazzare per il web e, a volte, trovo piacevoli sorprese come questa: alcuni blog che parlano di me!!!!
Non è grandioso?!
Questo post - che troveè stato pubblicato il 2 dicembre 2018 per celebrare il 140° anniversario della mia scomparsa. GRAZIE.
Devo inoltre ringraziare TREDOZIO, il paesino in provincia di Forlì/Cesena in cui sono nata e vissuta. Pensate che per tutto il 2018 hanno organizzato eventi per celebrare la ricorrenza.
Senza dimenticare il Concorso di poesie a cadenza annuale a cui l'Amministrazione Comunale ha dato il mio nome.
A proposito... Continuate ad inviare le vostre domande, vogliamo superare lo splendido risultato della scorsa edizione!!! Quindi, volare oltre le 600 poesie.

Un abbraccio a tutti
Con affetto
Maria Virginia Fabroni

DANIELA E DINTORNI


lunedì 14 gennaio 2019

TREDOZIO

E tu, dì per che modo
Se'  sbocciato quassù su questo ciglio,
Inavvertita, languida viola,
Come fanciulla sola
In paese d'esiglio?
                        ALEARDI


Qui sovra il monte, dove nevi e brine
Cadono spesse e cresce il cardo e il rovo,
Tra l'edera che cinge le ruine,
Come solinga vergine ti trovo;
E mi par che più grato in questa vetta
Si spanda il tuo profumo, o Violetta.

Quest'alte mura, che del tempo l'ale
Inesorabilmente han rovesciate,
S'ergeano un tempo a circondar le sale,
Che le volte coprian d'auro fregiate;
E dove intralcian ora ed erbe e spini
Sorgevan torri e s'estendean giardini.

Forse dove hai tu sede, o mia Viola,
In su la sera d'una età lontana
Venìa pensosa dell'amante e sola,
Qualche nobile e vaga castellana;
Mentre un suon d'arpa udian le selve conte,
E l'eco a lei lo ridicea del monte.

Tre Giovinette da le bionde chiome
Questo abitaro un dì sfatto Castello;
E prime furo a dar principio e nome
Al piccolo solingo paesello,
Che discendendo per difficil calle
S'incontra giuso ne l'angusta valle.

Eran belle e modeste, eran gentili
Figlie del prode del Castel Signore,
E niuna d'esse pur diciotto aprili
Visto per anco avea mettersi in fiore;
Quando il patto solenne ebbero stretto
Di fare a pié del monte un paesetto.

Con i denar, che 'l padre lor destina
Quando d'alto Signor divengan spose,
Inalzan case al pié della collina
Le tre vaghe fanciulle generose:
E Tredozio il paese fu nomato
Da le tre doti che l'avean fondato.

Sorse quasi d'incanto; indi s'accrebbe
D'abitazioni; ma il Castello antico,
Morte le tre donzelle, più non ebbe
Chi 'l difendesse dal tempo nemico.
Sfasciossi in breve e sulle pietre brulle
Non leggi il nome de le tre fanciulle.

Lapida qui non v'ha che le rammenti
Ai posteri, chè il tempo inesorato
Seco si porta ratto al par de' venti
Fin l'estrema memoria del passato;
E co' tuoi molli effluvi e me tu sola
Le tre Sore rammenti, o mia Viola!

Forse anch'elleno un dì t'ebbero amata
E i tuoi cespi educar per lor diletto;
Dalle candide man fosti donata
Si come pegno di segreto affetto.
Dimmi: Viola, serbi tu memoria
Di qualche mesta affettuosa istoria?

Forse mentr'una delle tre Donzelle
Pegno di fede al suo caro t'offria
Una parola gelida e ribelle
Per compenso a trafiggerla venia.
Dì: per far onta a un infelice amore
Fu profanato il tuo pallido fiore?...

Se fu così, non accoglier talento
Di lasciar meco le rovine e i dumi.
Passarono cent'anni e cento e cento,
Ma non cangiàr le menti ed i costumi.
Meglio che il tocco d'una mano ingrata
Ama viver solinga ed obbliata.

Tredozio 1872


domenica 13 gennaio 2019

SCARICA LA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE

Gentilissimi poeti ma anche aspiranti tali, sono Maria Virginia Fabroni.
Sono felicissima che anche quest'anno abbiate la possibilità di dimostrarmi la vostra abilità nel produrre componimenti poetici.
Il tema di questa edizione del concorso indetto in mio onore dal Comune di Tredozio è
TRA LE PIEGHE DEI SOGNI
quindi avete davvero la possibilità di sbizzarrirvi.
Qui sotto troverete il regolamento completo e la domanda di partecipazione che va firmata e compilata in ogni sua parte.
....altre cose importanti riguardano il numero di poesie che devono essere almeno DUE ma non più di CINQUE e il numero di versi che non deve superare i TRENTA.
Mi raccomando, date il meglio di voi stessi così poi ci vedremo a Tredozio...
IN BOCCA AL LUPO.
Nel frattempo, leggo un bel libro

Con affetto
Maria Virginia Fabroni

DOMANDA DI PARTECIPAZIONE
REGOLAMENTO

sabato 12 gennaio 2019

CONCORSO DI POESIA MARIA VIRGINIA FABRONI

In questo blog troverete tutte le info per partecipare alla TERZA EDIZIONE DEL CONCORSO DI POESIA MARIA VIRGINIA FABRONI, organizzato dal Comune di Tredozio (FC)