I CONCORSI DI SAMIDEANO e SICILIA ESPERANTISTA organizzano la quinta edizione del concorso letterario POESIA DA TUTTI I CIELI per poesie in italiano e in Esperanto.
NON È PREVISTA QUOTA DI PARTECIPAZIONE
IL TEMA È LIBERO
CHI PUÒ PARTECIPARE
Tutti i poeti, di qualsiasi nazionalità.
IN QUALE LINGUA
I componimenti poetici possono pervenire in italiano, in esperanto, o in entrambe le lingue.
Al concorso si partecipa con una sola poesia (max 50 versi) inedita e mai precedentemente premiata.
– La poesia e la scheda di adesione possono essere inviate, in formato DOC, allegandole a un’unica mail indirizzata a: samideano@hotmail.it
Scarica la scheda di adesione in formato DOC qui.
I lavori dovranno pervenire entro il 21 marzo 2019. Scadenza non prorogabile.
REALIZZAZIONE DEL LIBRO
Sarà questa un’interessante raccolta di almeno 50 poesie provenienti da ogni latitudine, espressione multiforme di cuori e menti del nostro pianeta.
Le poesie che perverranno in italiano saranno tradotte in esperanto da un noto esperantista e poeta italiano.
Le poesie che perverranno in esperanto saranno tradotte in italiano da un altro poeta italiano esperantista altrettanto noto.
Nel libro, la stessa poesia si potrà leggere a fronte in due lingue: italiano ed esperanto.
La cerimonia di premiazione si svolgerà nell’aula magna del liceo classico “Maurolico”, in Messina (Sicilia, Italia) alle ore 16,00 del 18 ottobre 2019.
Primo premio: Pubblicazione gratuita di una silloge. I diritti resteranno di proprietà dell’autore. Targa, una copia del libro realizzato “Poesia da tutti i cieli, quinta edizione”, una copia del romanzo di Samideano “Chi ha conosciuto Bosco Nedelcovic?” in italiano (per l’eventuale esperantista, in esperanto), una copia del romanzo “Annuvolata” in italiano di Giuseppe Campolo, pergamena di socio onorario di Sicilia Esperantista.
Secondo e terzo premio: Targa, una copia del libro realizzato “Poesia da tutti i cieli, quinta edizione”, una copia del romanzo di Samideano “Chi ha conosciuto Bosco Nedelcovic?” in italiano (per l’eventuale esperantista, in esperanto), una copia del romanzo “Annuvolata” in italiano di Giuseppe Campolo, pergamena di socio onorario di Sicilia Esperantista.
Premio speciale Sicilia Esperantista per la più bella poesia, in una delle due lingue, che tratta disagio sociale e oppressione di qualunque tipo. Targa, i due romanzi di Samideano e pergamena di socio onorario di Sicilia Esperantista.
Nei primi giorni di settembre tutti i concorrenti saranno avvertiti via mail che l’esito è pubblicato su questo stesso sito.
La Giuria è composta da: Giuseppe Campolo – scrittore ed esperantista (segretario), Anna Maria Crisafulli Sartori – critico letterario e giornalista (presidente), Ella Imbalzano Amoroso – critico letterario, Antonella Giordano – giornalista, poeta e scrittric, e dagli eminenti esperantisti: Renato Corsetti – linguista, Carmel Mallia – poeta, Perla Martinelli – giornalista e scrittrice, Carlo Minnaja – storico e scrittore, Luigia Oberrauch Madella – letterata, Nicola Ruggiero – poeta.
La Giuria riceverà le poesie in forma anonima, contrassegnate da un numero; l’abbinamento con il nome sarà noto soltanto a Samideano, che si astiene per questo dal voto.
Il giudizio della Giuria è insindacabile.
Per chiarimenti o aiuto, scrivi a: samideano@hotmail.it
martedì 5 marzo 2019
venerdì 1 marzo 2019
ALLA CARA MEMORIA di ERSILIA BUCCIANTI
Morta la vigilia delle stabilite nozze
Non piange Lei che giovinetta ancora
Cadde qual fior reciso in su lo stelo:
Giovane quegli che è diletto al cielo
Convien che muora!
Noi la vedemmo lieta, inconsapevole
Dell'avvenir che Le dovea mancare,
Salir di giovinezza al par di Silvia
Il limitare.
I geniali studi ella divise
Con noi, divise il cibo e la preghiera;
A novellar piacevolmente a sera
Con noi si assise.
E ci stringemmo d'amistà col vincolo
Come tre fior d'una medesima pianta.
Ma il fior più bello non resiste al turbine
Che passa e schianta.
Sull'erba istessa noi movemmo il piede,
Sotto gli alberi stessi abbiam scherzato.
Tornan le foglie ai rami e l'erbe al prato.
Ella non riede!
Vide l'obietto del sospir dell'anima
E il suo nome scolpì nel cor profondo.
Ma sol due cose, o mia perduta Ersilia,
Son belle al mondo!
Amore e Morte! Prima che apparire
Il culto faccia dell'idolo il nulla
Illusa ancor, sul letto di fanciulla
Meglio è morire.
Meglio è morir colla speranza ingenua
Piena ed intera che vien dall'ignoto;
Sopra la terra coll'estremo palpito
Lasciare un voto.
Ma chi rimane trema e si spaura
Cader veggendo i variopinti veli,
Ed oltre quella che orrenda si celi
Varia sozzura.
Ma chi rimane invano si periglia
Nel grande turbinio cercando i buoni;
E discopre ogni dì nova commedia,
Novi istrioni.
Tutto che v'ha di Sacro a certa gente
Vede mercare con fronte spavalda,
E cangiar veste al sole che la scalda
Come il serpente.
E vede...oh! quanto male e quante lagrime
Contristan noi, senza che più ti dica!
Non di pietade, ma è degna d'invidia
La nostra amica.
Non pianger Lei che giovinetta ancora
Cadde qual fior reciso in su lo stelo.
Giovane quegli che è diletto al cielo
Convien che mora.
1877
Sull'erba istessa noi movemmo il piede,
Sotto gli alberi stessi abbiam scherzato.
Tornan le foglie ai rami e l'erbe al prato.
Ella non riede!
Vide l'obietto del sospir dell'anima
E il suo nome scolpì nel cor profondo.
Ma sol due cose, o mia perduta Ersilia,
Son belle al mondo!
Amore e Morte! Prima che apparire
Il culto faccia dell'idolo il nulla
Illusa ancor, sul letto di fanciulla
Meglio è morire.
Meglio è morir colla speranza ingenua
Piena ed intera che vien dall'ignoto;
Sopra la terra coll'estremo palpito
Lasciare un voto.
Ma chi rimane trema e si spaura
Cader veggendo i variopinti veli,
Ed oltre quella che orrenda si celi
Varia sozzura.
Ma chi rimane invano si periglia
Nel grande turbinio cercando i buoni;
E discopre ogni dì nova commedia,
Novi istrioni.
Tutto che v'ha di Sacro a certa gente
Vede mercare con fronte spavalda,
E cangiar veste al sole che la scalda
Come il serpente.
E vede...oh! quanto male e quante lagrime
Contristan noi, senza che più ti dica!
Non di pietade, ma è degna d'invidia
La nostra amica.
Non pianger Lei che giovinetta ancora
Cadde qual fior reciso in su lo stelo.
Giovane quegli che è diletto al cielo
Convien che mora.
1877
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